L’inaugurazione del Magazzino Anpas vista da Luciana

Il nuovo magazzino Anpas. Oltre allo stoccaggio e movimentazione dei materiali e mezzi in un’area considerata strategica per la gestione delle emergenze, questo centro sarà in grado di attivare, da subito, la colonna mobile di protezione civile Anpas in caso di bisogno con moduli pronti a partire.

Le foto di Luciana Castagna

La fiaccolata a L’Aquila

Per la fiaccolata a L’Aquila in ricordo del terremoto del 6 aprile 2009, hanno partecipato 32 volontari e 5 pubbliche assistenze Anpas

I volontari Anpas presenti con 2 ambulanze e un mezzo antincendio. Quattro le squadre a piedi lungo il corteo.

Presenti le pubbliche assistenze Anpas Ocre, Croce Bianca Teramo, Gran Sasso Soccorso, Croce Bianca L’Aquila, GVM Magliano in rappresentanza dei volontari Anpas e per l’attività di assistenza sanitaria e protezione civile

Foto Wieruszka Sporys

Com’è andata con Io non rischio al Civil Protect di Bolzano

Quando l’alluvione si dice anche Überschwemmung ed i cittadini di territori vicini e lontani sono incuriositi dell’allestimento a tinte gialle, con le gocce e le foto del passato.


Cittadini che ascoltano attenti i comunicatori, vicini, della Croce Bianca di Bolzano, e quelli, lontani, provenienti da Lombardia e Campania, a cui sottopongono interrogativi e richiedono approfondimenti.
Poi, ci sono i bimbi.

   
Con l’orsetto della Croce Bianca, dei Vigili del Fuoco dell’Alto Adige oppure carichi di palloncini, che restano accanto ai genitori, quali cittadini responsabili di domani.

Gilda Pepe, volontaria Anpas

Cos’è la resilienza? Oggi la presentazione del progetto INDRIX

“La resilienza non è solo una componente culturale, ma dipende dalla percezione del rischio di ciascun individuo”

Si è svolto a Bruxelles, l’evento finale del progetto INDRIX (Inclusive Disaster Resilience Index) cofinanziato dall’Unione Europea. Dai dati e dalle risposte raccolte dai questionari sottoposti ai cittadini delle comunità di riferimento, è emerso che la resilienza è un fattore che si differenzia non solo per mezzo di una componente culturale, ma anche per la percezione che ciascun individuo ha su una determinata situazione di rischio. La componente esperienziale in questo studio è stata monitorata dando rilievo a indicatori quali: livello di istruzione, condizione di salute e di vita, tasso di disoccupazione, servizi ospedalieri, e così via.

Secondo Fabrizio Pregliasco, presidente Anpas “Indrix è la fine di un inizio, una continuità rispetto a un approccio particolare di anpas rispetto alla protezione civile, non solo nell’emergenza, ma anche rispetto a chi sta più vicino alle comunità più fragili. Un percorso di condivisione con il resto d’Europa delle competenze acquisite nelle passate situazioni che, purtroppo, ci hanno visti coinvolti direttamente”.

Indrix: l'indice del progetto europeo

La metodologia di lavoro utilizzata durante i due anni di progetto si è caratterizzata da una prima analisi di una ampia letteratura che ha poi portato alla costruzione di una mappa semantica e di una versione beta dell’indice, composto da indicatori quantitativi e strutturato per dare voce alla percezione dei singoli cittadini, e infine una sua validazione in alcune comunità target (in Italia e in Lettonia), permettendo così di pervenire ad una versione finale dell’indice.

Questo lavoro ha condotto ad una mappatura puntuale del livello di resilienza delle comunità analizzate portando, infine, un tool interattivo on line: https://storage.googleapis.com/storage.ubidev.net/indrix/784389723/dev/index.html#/ 

Secondo Egidio Pelagatti, responsabile operativo protezione civile Anpas, intervenuto a Bruxelles “Abbiamo lavorato su un progetto che si è concentrato sull’importanza della resilienza nel sistema di protezione civile, sia locale che nazionale che europea. Un progetto come Indrix fa sì che ci si avvicini sempre di più a un sistema più efficace di prevenzione, di aiuto e di condivisione di problematiche nei vari territori. La bontà di questi progetti risiede anche nel il fatto che volontari, docenti ed esperti europei lavorino bene insieme e che lavorino su progetti di pace e anche questo è un ottimo risultato, anche solo per lo scambio, il dialogo e l’ospitalità: questa è una bella cosa perché ci avvicina sempre di più nell’Europa unita in un sistema unico di protezione civile”.

Indrix:la chiusura del progetto

 

Il progetto INDRIX

I cambiamenti demografici e sociali e l’incremento di disastri naturali legati ai fenomeni climatici ed ambientali hanno reso urgente concentrare l’attenzione sul tema della resilienza delle comunità. In questo contesto si inserisce il Progetto INDRIX il cui scopo è stato lo sviluppo di un codice di resilienza sociale, basato sull’analisi di un’ampia letteratura di dati statistici e con un particolare focus sull’inclusione di gruppi vulnerabili di persone, da mettere a beneficio di amministratori locali, ONG, cittadini stessi per preparare risposte adeguate in caso di emergenza e prevenire situazioni di pericolo. http://indrix.samaritan-international.eu/

Partner di progetto
Capofila: Università di Tor Vergata
Partner: ANPAS (IT), White Cross/Croce Bianca (IT), Samaritan International (BE), LSA (Lettonia), Ubilabs (DE). Le organizzazioni italiane, Auser e FISH, hanno contribuito al progetto grazie alla loro esperienza e competenza.

Norcia, un anno dopo e l’odore dei pasti sotto la neve. La storia di Daniele

Grazie alla possibilità data dal Servizio Civile per poter partecipare alle attività di emergenza di Protezione Civile, ho potuto partecipare al XIII contingente Anpas al campo base a Norcia.  Questa esperienza è stata la più impegnativa, moralmente e fisicamente, per la gravità dell’evento e per le condizioni meteo avverse.

Il campo è durato una settimana, dove ho potuto constatare lo spirito del volontariato che lega e crea fratellanze, indissolubili nel tempo, anche tra persone lontane geograficamente. Queste cinque foto sono state scelte, perché rispecchiano l’attività di Anpas al campo base di Norcia.

Nello specifico io mi occupavo della consegna dei pasti a domicilio alle famiglie isolate, o come venivano chiamate nel gergo tecnico le “case sparse”.

Nel mio naso rimarrà sempre l’odore che si creava in macchina ogni giorno che portavo i pasti, sotto la neve, in mezzo al ghiaccio, l’odore di una speranza, un aiuto che ognuno di noi ha profuso in quella settimana.

Alcune volte poteva arrivare un po più tiepido il pasto, ma comunque la gratificazione e il sorriso delle persone a cui lo portavo era impagabile.

Di Daniele Santabarbara, volontario Anpas
Humanitas Scandicci-Anpas Toscana   

Cuore al Centro visto dai volontari comunicatori della colonna mobile Anpas

L’evento Cuore al Centro visto dai comunicatori Anpas

Cuore al Centro

È passato poco più di un anno dal ritorno da Norcia. Come tutti gli altri contingenti anche il nostro era composto da diverse regioni e pochissimi si conoscevano prima. Durante la settimana di lavoro al campo sono nate delle nuove amicizie e se ne consolidate altre che già esistevano. Ritrovarsi a Firenze per Cuore al Centro, salutarsi e fare due chiacchiere come se il tempo non fosse trascorso è speciale. Succedono tante cose in un anno, ma questa dinamica non cambia mai anche ne dovessero passare di più: le emozioni e le fatiche vissute assieme creano un legame di fratellanza. Gli occhi brillano quando si rivede un amico volontario, le braccia e i sorrisi si aprono in un abbraccio a dimostrazione che nulla di quel periodo è stato dimenticato  – Lorenzo Guarascio

Foto di Marco Testore
Foto di Veronica Archenti

Il Cuore al Centro di Antonello

Ad Amatrice io non ci sono mai stato: ho iniziato Servizio Civile in autunno 2016 e ho conosciuto Anpas grazie alla realtà locale dei Volontari del Soccorso della Valle d’Aosta. Alcuni di loro però, ad Amatrice ci sono stati eccome. Chi nel primo, chi nel sesto, chi in altri contingenti. Accompagnarli alla festa in ricordo dei mesi di lavoro e di aiuto è stato un po’ come partecipare alla festa di natale nella famiglia di un caro amico: tutti si conoscono, tutti si scambiano abbracci e nei loro occhi si legge un legame molto più forte della semplice condivisione di un’esperienza. Credo che la differenza stia nel dolore visto, sentito, toccato, odorato attraverso i corpi delle persone incrociate nei campi del Centro Italia.

Condividere il dolore, credo che avvicini le persone e le trasformi. Forse è proprio l’occasione del dolore e delle difficoltà che diventa occasione di ricordarci quanto siamo sensibili alla possibilità di costruire relazioni. Ecco che quegli abbracci e quella festa assumevano un senso tutto nuovo e molto più comprensibile della cerimonia di consegna dei premi: ricordare che il dolore si può vincere con tante piccole fiammelle arancioni.

Di Antonello Pistritto, VDA