Indrix, un indice che punta alla prevenzione

Il progetto Indrix

La sfida di Indrix è di quelle belle, di quelle che possono riempirti degnamente una vita, di quelle che hanno un obiettivo impegnativo e strategico. Una di quelle che le associazioni di volontariato, spesso e volentieri, raccolgono e che non poteva non raccogliere Anpas che da qualche anno, in linea con la rinnovata visione del Dipartimento, sta orientando la sua attività di Protezione Civile anche verso i criteri e le buone pratiche da realizzare preventivamente: quelle che aiutano cittadini a difendersi meglio dalle catastrofi naturali, quelle che fanno realizzare, prima che si verifichino, procedure e/o presidi per poi minimizzare i loro effetti.

La prevenzione fatta di gesti concreti, semplici, che può e deve fare ognuno di noi e che, per quanto debba venire affiancata da azioni più ampie e a scelte più rispettose del territorio, è ormai chiaro che fa la differenza in termini di danni e soprattutto di vittime. La prevenzione, strutturale o non strutturale che sia, è strategica! Ma è importante che sempre più gente lo capisca e la pratichi, perché la prevenzione è, tra le altre cose, una responsablità ed un obbligo civico che abbiamo verso noi stessi e verso i luoghi in viviamo!

E così, quando si è presentata l’occasione di partecipare al progetto INDRIX, un progetto che, cogliendo questa necessità come primaria, voleva comprendere la capacità potenziale di reazione ai disastri naturali, prendendo come riferimento i soggetti maggiormente vulnerabili di una comunità, per ricavarne un modello utile a tutti, Anpas ha accettato, ha approntato un gruppo di volontari per seguire e sviluppare le attività, di cui mi onoro di far parte.

Oggi, siamo giunti ai momenti finali, all’ultimo workshop che si terrà in Sicilia il prossimo dicembre 2017. Si presenteranno poi i risultati finali e lo stesso indice alla conferenza finale a Bruxelles, in febbraio, dopodiché, la struttura dell’indice prodotto (una piattaforma informatica che raccoglie tutti i dati messi insieme per ogni territorio) sarà a disposizione di tutti i cittadini, gli enti, i professionisti e/o studiosi che ne vorranno disporre utilizzando contenuti e indicazioni di gestione che sono stati studiati da tecnici specializzati nei vari settori facenti parte del partenariato di progetto: l’Università di Roma, Tor Vergata, ente capofila, con gli esperti del Dipartimento di sociologia dei processi culturali e comunicativi e, oltre ad Anpas, l’associazione Samaritan International, l’associazione Samaritan Lettonia, l’associazione Croce bianca di Bolzano e la società specializzata in sistemi informativi territoriali, UBI-labs di Amburgo.

Stakeholders in partenariato sono stati AUSER e FISH che col loro contributo esperienziale hanno permesso una formulazione dell’indice più rispondente alle esigenze effettive di uno strumento del genere. Uno dei momenti fondanti del percorso progettuale è stato infatti, secondo me, il workshop a Riga, quando ci siamo ritrovati, dalle diverse realtà a sottolineare la necessità di trattare la questione delle diverse abilità, in termini relazionali universali e non più come condizionamento dei singoli soggetti, soprattutto in fase emergenziale e che quindi, anche i dati utili da raccogliere per definire meglio un indice di resilienza sociale, dovevano comprendere quante più necessità e bisogni specifici per migliorarne l’efficacia ed affermare che la diversa abilità dipende dal contesto non dalla condizione, per tutti i cittadini e pertanto, va approcciata con questo cambiamento di impostazione tecnico-culturale. Oggi vi assicuro che non è ancora una cosa scontata o evidente e questo progetto aiuterà a fissare questo concetto fondamentale di civiltà.

ll progetto INDRIX ha l’obiettivo di costruire un cosiddetto indice di resilienza sociale per tutte le regioni dei paesi dell’Unione Europea che, valutando o rilevando dati relativi al grado di coesione sociale, di vulnerabilità sociale, di gestione del processo di risk management (prevenzione, preparazione, risposta e ricostruzione) e al grado di coinvolgimento dei cittadini in questo processo, ricavano una struttura che traduce la capacità di una comunità di rispondere positivamente, di risollevarsi dai vari punti di vista, a seguito di una calamità naturale. Alcuni dati sono stati e saranno recuperati da fonti europee di settore (Eurostat ed Eusilk), gli altri, sono oggetto della sperimentazione nelle comunità territoriali dei partners di progetto. È stato costruito un questionario che, nella sua prima parte è già stato somministrato ai cittadini e ha dato alcuni risultati utili a definire meglio la sua seconda parte che è ancora in via di somministrazione, grazie alla quale si concretizzeranno la struttura dell’indice e i modelli di gestione e applicazione.

In Italia, ancora prevale un certo fatalismo, abbiamo, un pò il mito della calma olimpica del cittadino giapponese rispetto alle catastrofi naturali. I social ci propongono spesso video (che ci sembrano strani assai, soprattutto se paragonati alle nostre esperienze) di persone che mentre mangiano comodamente sedute, magari ad una festa, vengono colte da un improvviso e forte terremoto al quale però reagiscono mantenendo fermi i tavoli, i bicchieri e i piatti pieni e non correndo all’impazzata verso la prima uscita ritenuta utile al momento! Certo, loro sono più abituati, hanno una diversa cultura, non hanno i nostri livelli di abusivismo e nemmeno il nostro tipo di patrimonio edilizio (vero, per carità). Ce lo diciamo sempre, anche per consolarci e giustificare un po’, quel nostro “italico sangue caldo” ma la verità è che anche i giapponesi, come altri, hanno dovuto fare di necessità virtù e anche loro hanno sperimentato quali sono i migliori comportamenti da attuare in certi casi e hanno imparato quanto conviene metterli in pratica.

Immaginiamo allora di poter avere uno strumento che ci aiuti praticamente a trasformare in questo senso il nostro stile di vita (a diventare tutti un po’ più giapponesi, se volete), che ci aiuti concretamente ad aumentare la nostra protezione singola e territoriale, che faccia diventare quelle che oggi chiamiamo buone pratiche, la normalità dei nostri modi, che ci dia pertanto delle opportunità in più per conservare la bellezza, l’arte, il nostro territorio e le nostre proprietà, che farà risparmiare soldi pubblici e magari insegnerà anche a spenderli meglio…riuscite ad immaginarlo? Bene! Allora fate un altro passo e contribuite direttamente a rendere questo progetto una realtà operativa, PARTECIPATE ALLA SPERIMENTAZIONE RISPONDENDO AL QUESTIONARIO! Cliccate su questo link e diventate protagonisti del miglioramento della resilienza sociale della vostra regione. Un gesto concreto con una prospettiva ampia e utile, a voi e agli altri. Avete tempo fino al 15 novembre.

Grazie!

di Concetta Mattia, responsabile prevenzione protezione Civile Anpas

 

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