Quando la sicurezza infrastrutturale è sinonimo di salute e resilienza

 

7.30 del mattino. Come tutti i giorni mi alzo e la prima cosa che faccio è accendere la tv e cercare un tg. Come sempre mi focalizzo su notizie su economia che non va e politica fallimentare. Giovedì è stato diverso. I tg, da Rai a Sky mandano in onda immagini di un treno deragliato alle porte di Milano. Da buon osservatore, scrutando attentamente le immagini, cerco di capire come si sta gestendo la maxi-emergenza, piuttosto di capire come sia successo. Purtroppo per osservare bene bisogna essere sul posto e capire le dinamiche che si creano tra soccorritori, coordinatori e flussi di comunicazione.

E quindi niente da fare. Cambio e focus e cerco di capire cosa è che non va in quella situazione. Più che la gestione, penso al sovra-sistema, cioè a tutto quel mondo che ruota nel quotidiano che mette in movimento questo Paese e i suoi cittadini. Il primo pensiero è “una infrastruttura critica che non funziona, è lo specchio di una Nazione che non funziona”.

Le ferrovie, come le life lines, i sistemi informatici e di comunicazione, sono infrastrutture critiche, che se messe sotto stress o colpite da malfunzionamenti prolungati o attacchi terroristici, bloccano una intera Nazione. Merci, organizzazioni, enti, servizi si arresterebbero, portando ad un accumulo di una domanda di servizio, una incapacità di risposta e un ripristino caratterizzato da costi iniziali di gestione altissimi per poter poi tornare alla normalità.

Le infrastrutture, per loro natura critiche, hanno una rilevanza strategica di altissimo livello. Se lo stato di salute delle infrastrutture viene trascurato, la loro capacità di assorbire gli impatti verrà meno; l’abilità di rispondere in modo efficace sarà lenta e il percorso di recovery sarà travagliato. Per questo, è necessario che sia sempre tutto efficiente e performante; che i sistemi di supporto secondario siano pronti ad entrare in sostituzione delle reti primarie. Perché la rete infrastrutturale nazionale sia resiliente e capace di tornare alle prestazioni di regime, è necessario che tutti gli enti coinvolti conducano verifiche periodiche a cadenza più ridotta e più precisa. Dal punto di vista amministrativo, mi sento quasi di dire di ridurre il sistema degli appalti e subappalti, per evitare di allungare la catena delle responsabilità e garantire un servizio migliore. 

Pioltello, Andria, Viareggio, sono solo alcuni degli incidenti che hanno, non solo messo in luce carenze e mancanze, ma quanto il sistema della infrastrutture critiche della Nazione sia fragile e soggetto a rischi di incidenti rilevanti. E poi alla fine di tutto, oltre i danni, contiamo il numero delle vittime, che sulle infrastrutture ci fanno affidamento ogni giorno.

Un commento

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