Anemofilia. Il vento tra curiosità, rischi, storie e leggende

In meteorologia, il vento è il movimento di masse d’aria atmosferica che avviene orizzontalmente, da una zona di alta pressione ad una di bassa pressione (Fonte: Vocabolario Treccani). Vjetar, wind, رياح, erë, viento, 风 rüzgar, רוח, Ветер e per i greci άνεμος, parola autorevole, evocativa, arcana e misteriosa; in diverse lingue, da tanti popoli, tra naviganti ed esploratori il vento ha ispirato poeti e scrittori, viaggiatori e scienziati, menestrelli e scultori. Infinite cose sono state dette e scritte nel vento, e trasportate sulle acque e sulla terra; il vento può cancellare le lingue e le distanze, ma può trasportare da una sponda all’altra dei mari profumi e colori, idee e persone, spezie e argenti, croci e benedizioni.

Nell’antichità gli uomini non sapevano quale fosse l’origine dei venti, ed immaginarono divinità per spiegarne la natura, per questo motivo i venti diventarono grandi protagonisti della mitologia. In origine era Eolo, per volere di Zeus, a custodirli in una grotta delle Isole Eolie divenendo così immortale; nell’Odissea Eolo, il Re dei venti, offrì ad Ulisse un otre in pelle di bue contenente ogni vento contrario alla navigazione per farlo tornare ad Itaca.

Per indicare la presenza e la direzione del vento uno degli strumenti più antichi è la banderuola, sostituita oggi dai più moderni anemoscopi. La prima banderuola della storia fu quella del 48 a.C. posizionata sulla Torre dei Venti, riproducente un tritone. La torre collocata ad Atene, di pianta ottagonale su cui lati sono raffigurati i venti con dei bassorilievi. Tipicamente sulle banderuole veniva raffigurato un gallo, tradizione che nacque nell’XI secolo quando Papa Niccolò fece collocare sul campanile di ogni chiesa cristiana una banderuola con la forma dell’animale in riferimento al Vangelo di Marco in merito al tradimento del discepolo Pietro: «In verità ti dico: proprio tu oggi, prima che il gallo canti due volte, tu mi rinnegherai tre volte».

La rappresentazione grafica dei venti, utilizzata inizialmente dai marinai, è la cosiddetta “Rosa dei venti”, che riassume le provenienze dei venti che soffiano in una determinata zona del mondo in un certo periodo di tempo. Tradizionalmente il punto di riferimento della sua collocazione sulla carta geografica è vicino all’isola di Malta, ma nel Medioevo i veneziani la spostarono sull’isola di Zante. Il nome lo si deve al suo inventore, che per rappresentarla ebbe bisogno di immaginare un fiore con più petali, proprio come la rosa stessa, la diffusione invece avvenne con lo sviluppo delle Repubbliche Marinare. Inizialmente la rosa dei venti venne raffigurata a sole 4 punte, e ad ogni punta era associato un vento che spirava da quella direzione, successivamente vennero aggiunte altre 4 punte per tenere conto di altri venti, diversi dai precedenti che spiravano da altre 4 direzioni.

I nomi dei venti furono dati in base alla geografia attorno all’isola di Malta, per questo i venti hanno i seguenti nomi:

Tramontana: vento che spira da nord, al di là dei monti al di là delle Alpi.
Grecale: vento che spira da nord-est e che trasporta le navi provenienti dalla Grecia.
Levante: vento che spira da est, da dove nasce il sole.
Scirocco: vento che spira da sud-est sfruttato dalla navi provenienti dalla Siria.
Mezzogiorno: vento che spira da sud, dall’emisfero Australe.
Libeccio: vento che spira da sud-ovest trasportando le navi provenienti da Algeria e Tunisia che all’epoca erano chiamate con il nome di Libia.
Ponente: vento che spira da ovest, da dove tramonta il sole.
Maestrale: vento che spira da nord-ovest vento e che trasporta le navi sulla via maestra cioè quella per Roma (i veneziani vollero cambiare la collocazione della Rosa da Malta a Zante in modo che la via maestra indicasse la via proveniente da Venezia).

Empiricamente il vento si misura assegnandogli una forza definita dalla scala Beaufort in una misura che va da 0 a 12, la scala prende il nome dall’ammiraglio britannico Francis Beaufort (1774-1857) che a inizio ottocento aveva realizzato la classificazione in base agli effetti dei venti sulle vele di una fregata inglese del 1805, questo sistema di valutazione venne riconosciuto a livello internazionale dal 1° gennaio del 1949.

Il vento viene utilizzato per realizzare energia eolica, importantissima alternativa ai combustibili fossili. I mulini a vento vennero realizzati per la prima volta in Persia nel 3000 a.C. e si diffusero in tutto il Medio Oriente, in Asia centrale, in Cina e in India. Tra l’Ottocento e il Novecento, vari scienziati focalizzarono i loro studi sullo sfruttamento del vento a scopo energetico col risultato che oggi la maggior parte dell’energia eolica viene prodotta da turbine e pale eoliche, grazie a un progetto del 1975 finanziato dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti d’America che ha realizzato tredici turbine da parte della NASA che hanno aperto la strada per la tecnologia utilizzata oggi; la sperimentazione prosegue incessantemente per rendere questo tipo di tecnologia sempre più efficiente e con un minor impatto sull’ambiente.

Bisogni infine ricordare che in giornate di forte vento se ci si trova in mare, alla guida, in montagna o in casa è importante conoscere le corrette norme di comportamento da seguire per non correre pericoli. (Consulta “Informati e preparati” sul sito allerta meteo a questo link).

“Eppure il vento soffia ancora
Spruzza l’acqua alle navi sulla prora
E sussurra canzoni tra le foglie
E bacia i fiori li bacia e non li coglie”
(Pierangelo Bertoli)

@BoniniVolmer

 

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