Giovani e volontariato, si può. Ma gli adulti trasmettano saperi e passioni

Non ci sono più le mezze stagioni, le donne non sanno guidare, i giovani non hanno più valori… Spesso è necessario prendere le distanze dai luoghi comuni e tornare alla realtà con più pragmatismo e concretezza. All’interno del volontariato di protezione civile abbiamo la necessità di vedere i giovani come una risorsa, è necessario l’impegno di tutti per coinvolgerli con maggior energia e volontà all’interno delle nostre attività.

Abbiamo la responsabilità di lasciare alle nuove generazioni un mondo migliore, più sicuro e più salvaguardato, abbiamo l’incarico di insegnare loro come rispettarlo e come imparare a convivere in sicurezza con i rischi presenti sui nostri territori, ma abbiamo anche il compito di ascoltarli perché loro sono l’innovazione, il cambiamento e presto saranno anche le nostre braccia operative sul campo.

È fondamentale creare un sistema più collaborativo e inclusivo, dove si dia spazio a tutti con uno scambio generazionale che porti un arricchimento. Nelle attività di protezione civile i giovani possono imparare come fare prevenzione e come amare e rispettare il territorio in cui vivono, apprendere il senso civico e fare cittadinanza attiva.

Noi volontari più “adulti” abbiamo il dovere di trasmettere loro i nostri insegnamenti creando una forte rete di collaborazione e cooperazione. Di fronte a un mondo così vulnerabile con cambiamenti climatici sempre più rapidi è fondamentale lavorare in sintonia, vecchie e nuove generazioni, uomini e donne, innovare e creare assieme, tramite maggior partecipazione e dialogo, realizzare un sistema che permetta a tutti di poter partecipare non solo ai processi decisionali ma anche alle attività che coinvolgono ogni singolo cittadino.

Ragazzi e ragazze si avvicinano al volontariato, ma quando formano famiglia, hanno figli e si introducono verso il mondo del lavoro si perdono quasi tutti: perché non riusciamo a cambiare le condizioni per farli restare? Forse bisogna dare maggior attenzione al nuovo contesto sociale in cui i giovani si trovano.

Dal Rapporto Giovani del 2013 dell’Istituto G. Toniolo “La condizione giovanile in Italia”, si legge che circa due terzi dei giovani non ha mai fatto esperienze di volontariato e che la peggior situazione per loro è quella di rimanere inattivi e non avere la possibilità di mettere alla prova le proprie abilità. La maggior parte dei giovani dimostra una grande volontà di essere attiva e partecipativa e il non incoraggiarla rischia di creare loro frustrazione e demotivazione.

Infine nel rapporto si evidenzia come sia cresciuta la consapevolezza dell’importanza che hanno, oltre allo studio, le competenze che si acquisiscono con le esperienze lavorative e sociali, per questo motivo sta crescendo l’attenzione dei giovani verso il volontariato e il servizio civile.

È necessario lavorare assieme per trovare i giusti strumenti per poter condividere esperienze comuni transgenerazionali e dare ai giovani la possibilità di prendere parte delle nostre attività.

@BoniniVolmer

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