Dall’isola del Giglio sei anni dopo

Sono tornata all’isola del Giglio questa mattina. Oggi è il sesto anniversario del tragico incidente alla Concordia. Voglio scrivere qui, anche se non è affatto una questione semplice.
Per le vittime, i loro familiari. Per chi ha sofferto, in vari modi e in vari tempi.

Ne voglio scrivere qui perché semplici sono alcuni miei ricordi e il legame con quella splendida isola, con chi la frequenta e con chi l’ha frequentata. Con i colleghi (io all’epoca ero la responsabile dell’ufficio stampa del dipartimento della protezione civile), con giornalisti, fotografi, operatori, tecnici.

Apparentemente semplici sono anche alcuni insegnamenti che mi porto dalla gestione di quell’emergenza.

Il primo: la trasparenza reale e l’autenticità nella comunicazione, così come nei rapporti, pagano sempre. Ciò che è scomodo, ma deve essere detto agli interessati, non va nascosto. Servono toni giusti, parole corrette, tempistiche adeguate, apertura al confronto. Le frizioni iniziali si possono appianare. L’importante è essere – e non solo sembrare – credibili perché conquistare la fiducia degli altri è faticoso, per perderla basta un’incomprensione mai sciolta.

Il secondo: da soli si va poco lontano. O proprio non si parte. O se ci si muove si rischia di voltarsi indietro e non poter condividere alcunché con nessuno. È vero, coordinarsi nel lavoro non è mai banale e non sempre agile, ma è gratificante condividere momenti, fatiche, soddisfazioni.

Il terzo: determinanti, nelle varie situazioni, sono Capi veri che si prendono la responsabilità di decidere. Ma i Capi possono essere accompagnati nelle decisioni, e quelli veri sanno ascoltare (e non solo sentire). E al mio sarò sempre grata.

@francimaf

Un commento

  1. Grazie per questo prezioso ricordo. E’ stato un ottimo esempio di efficienza, cosa assai rara nel nostro Paese.

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