Al Privato le responsabilità del Privato (e al Pubblico quelle del Pubblico)

Premessa: per me Genova ha un valore unico e, forse, impossibile da rendere a parole. Su Genova io riverso esperienze personali e professionali (che poi, alla fine, sono impossibili da separare).

A Genova sono stata, quando lavoravo al Dipartimento di protezione civile, per le alluvioni del 2011 e del 2014. Ma a Genova sono stata per diversi giorni anche nel luglio 2014, per l’arrivo dell’ultima navigazione della Costa Concordia.

È a quell’emergenza, a quegli anni, che ho pensato molto – e inizialmente involontariamente – in questi giorni. Non solo per la tragedia che fu il naufragio del 13 gennaio 2012 e che è stato il crollo del ponte Morandi del 14 agosto scorso e che questa città, Genova, me le fa associare. Ma per i rapporti pubblico-privato instaurati allora per uscire dall’emergenza. E per i rapporti pubblico-concessionario di cui si discute oggi per la ricostruzione.

Non voglio trovare parallelismi tra Costa Crociere e Autostrade. Voglio solo condividere ciò che, secondo me, è stata la chiave dell’uscita dall’emergenza di allora. Al netto dell’incredibile capacità ingegneristica messa in campo dagli esperti di Costa Crociere e delle società selezionate dalla stessa Costa per la realizzazione del migliore progetto di rimozione della nave dall’isola del Giglio. E al netto dell’insostituibile supporto e pazienza dei gigliesi.

Se dovessi riportare la domanda più frequente fatta dai colleghi giornalisti negli oltre due anni e mezzo di gestione dell’emergenza Concordia credo sarebbe questa: ma cosa fa il pubblico? Perché non si sostituisce al privato?
La lettura delle rassegne di queste settimane me l’hanno ricordata. Come la risposta che dava sempre l’allora commissario delegato per l’emergenza (che era Franco Gabrielli, allora Capo del Dipartimento della Protezione civile).
Il privato ha garantito una solida presenza e capacità tecnica” diceva, ricordando che la nave era di proprietà di Costa Crociere che, logicamente, aveva la responsabilità di rimediare alla situazione, per quanto fosse impossibile, purtroppo, riportare in vita le 32 vittime. “Il pubblico ha validato e autorizzato tutte le operazioni assumendosene la responsabilità”.

È stata una divisione molto chiara di ruoli e responsabilità. Una divisione non sempre e non da tutti condivisa o compresa. Ma una divisione che, per come la ricordo, è stata il pilastro per costruire una “fiducia rispettosa”, anche rischiando.  Fiducia e rispetto dei ruoli che sono stati motore per uscire dall’emergenza. Perché senza fiducia e rispetto dei ruoli, fidatevi, non si sarebbe mai partiti.

Ricordo questo, oggi, di quella gestione emergenziale perché allora il privato fece il privato, con il suo carico di responsabilità. E il pubblico fece il pubblico, con l’altrettanto carico di responsabilità. La macchina si mise in moto, facendo ciò che si doveva, in modo ragionato e validato, nel minor tempo possibile. Non in fretta.

@francimaf

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