Novantanove

Ventiquattro ore a L’Aquila, milleduecento km, cinque anni dopo. E novantanove cannelle davanti ai miei occhi.

Aquila_Google_Maps_Novantanove

Arrivare alle otto di sera, spuntare dalla galleria del Gran Sasso e incontrare una leggera pioggia ad accogliermi. Il termometro dell’auto non manca di ricordare che è novembre. Uscire a L’Aquila Est e rivedere un paesaggio purtroppo familiare: le luci gialle dell’illuminazione pubblica sottolineano il buio nel cuore della città. Dal 6 aprile 2009, il terremoto de L’Aquila non è stato l’unico evento sismico che ha scosso il nostro paese.

Transenne, edifici puntellati, una viabilità estremamente complessa, un tessuto sociale diradato nelle nuove logiche spaziali post sisma: un centro che non è ancora tornato ad essere il punto di riferimento della città, per ora.

I cartelli e le insegne richiamano altri giorni, la Scuola della Guardia di Finanza, la Basilica di Collemaggio, la Casa dello Studente, i cartelli “zona rossa”.

L'Aquila - Fontana 99 Cannelle - Novantanove

Novantanove è un numero che, da queste parti, ha un certo valore. L’opera attribuita a Tancredi da Pentima , ai miei occhi di forestiero, racconta molto della storia de L’Aquila: vi invito a scoprirla (o riscoprirla). La quiete della Fontana, circondata dalle antiche mura recentemente ristrutturate, lascia spazio a un turbinio di pensieri.

Cosa abbiamo imparato? A che punto siamo con la diffusione della cultura del rischio? E il rispetto del territorio? Abbiamo sviluppato una nuova sensibilità verso la prevenzione dei disastri? Siamo stati in grado di imparare e migliorare il sistema di emergenza? E la comunicazione?

Un flusso di pensieri, disperso dal suono dell’acqua che scorre dalle novantanove cannelle e, allo stesso tempo, arricchito dal racconto degli ospiti che mi hanno accolto magnificamente, nella migliore tradizione di questa terra.

Il viaggio di ritorno mi ha lasciato tempo, sei ore, e spazio, seicento km, per meditare sulle emozioni e sui pensieri che ho vissuto nel corso della mia breve visita. Amaramente, credo che in questo paese abbiamo dei numeri nel rispondere alle emergenze. Ma non percepisco lo stesso impegno, la stessa foga e lo stesso interesse investito nelle fasi di previsione e prevenzione. Per quanto riguarda l’ultima fase, la più lunga, delicata e dolorosa, credo che abbiamo ancora un lungo cammino di fronte a noi, al fine di rendere la fase di ripristino il momento più alto del nostro sistema di Protezione Civile.

Che dite, lo facciamo?

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