“Basta un poco di zucchero e la pillola va giù…”

E che c’entra adesso, in questo blog, la storia surreale di Mary Poppins? Non vi preoccupate, c’entra. Ci arriveremo, promesso, però partiamo – com’è d’uso – dal principio.

Ho sempre più l’impressione, e vorrei condividerla con chi avrà la bontà di leggere queste righe, che stia manifestandosi in modo dilagante, soprattutto nel mondo dei social e del web, un fenomeno ancor più grave e culturalmente devastante dell’ormai arcinota e diffusa avversione all’effettuare una ragionata verifica delle fonti; vizio, quest’ultimo, indubbiamente terrificante dei nostri tempi, essendo una distorsione che induce a prestare credito alle peggiori bufale e a bersi (tipicamente condividendole a colpi di click) valanghe di notizie farlocche, alcune delle quali finiscono per essere diffuse financo sui più autorevoli mezzi di informazione.

Per inciso la meteorologia, tanto per restare in argomento di “prima della pioggia” (ma ne abbiamo già parlato a lungo nel post precedente), è notoriamente una delle discipline più colpite da questo dilagare di scemenze, che si tratti di informazioni proprio fasulle, tipo le scie chimiche o la “previsione” sull’inverno che verrà, o di questioni gonfiate ad arte a scopo sensazionalistico, leggi la perturbazione più intensa del millennio (ogni perturbazione che l’atmosfera manda in Terra, per gli strillatori del web, è la più intensa del millennio, questo va da sè) annunciata a suon di nomenclatura bellica, grafiche fucsia shocking e disegni di uragani a spasso per l’Italia. Poi certo, sulle tracce dei disseminatori di bufale, si può allegramente spaziare di disciplina in disciplina, con spiccata preferenza per l’ambito scientifico (quello in cui è più facile contare sulla poca dimestichezza delle gente con la materia) ma ampia scelta in tutti gli altri campi, compresi quelli che riguardano il vivere civile e sociale, specie su questioni (tipo le panzane sugli hotel a quattro stelle per i migranti) che incontrino la smania di sfogare rabbia, odio e frustrazioni combinandole con la ricerca di un capro espiatorio ai propri problemi, perfetto e perverso incastro che finisce per avvalorare automaticamente quanto si sta leggendo.

Io, però, quest’oggi volevo parlarvi di un fenomeno esattamente speculare a quello appena descritto, ma che paradossalmente conduce agli stessi identici risultati, se non più devastanti. Perché se un atteggiamento consapevole e maturo, come consumatori di informazioni e notizie, dovrebbe essere – né più né meno – quello di abituarsi a verificare le fonti e a distinguere quelle autorevoli da quelle inaffidabili (il che, nella maggioranza dei casi, è più facile di quel che si creda, se si tengono presente alcuni semplici criteri), si trova – sempre più spesso – chi arriva invece all’estremo opposto di considerare qualsiasi notizia priva di fondamento, comprese quelle basate su studi scientifici inappuntabili e condivisi a livello planetario.

Il micidiale meccanismo innescatosi in non poche teste, cioè, è il seguente: siccome noialtri siamo meno creduloni di chi si beve le fake news, e perfettamente consapevoli del fatto che sulla rete, ma spesso anche sui giornali e nei telegiornali, c’è un sacco di informazione sensazionalistica o manipolata capace di propinarci un sacco di balle (indubbiamente vero), allora – è questo l’estremo opposto in cui si rischia di cadere – di quello che sentiamo in tv o leggiamo sui quotidiani o sul web pensiamo non sia più vero NIENTE, neanche le notizie certificate da enti istituzionali, da strutture di professionisti, da organismi ufficiali internazionali, dai risultati scientifici ottenuti non solo con rigorosa applicazione del metodo galileiano ma pubblicati sulla letteratura specialistica, previo un meccanismo di valutazione incrociata fra esperti che va sotto il nome di revisione paritaria… nooooo, è TUTTO fatto per ingannarci e per fregarci, a noi non la si fa, mica ci beviamo le “loro” verità come gli ignoranti, noialtri, si sa che sono TUTTE bufale.

E così, essendo partiti proprio dal distinguersi rispetto a chi cade in queste ultime, si finisce paradossalmente nell’essere i primi a sostenere (o ad avallare) il credere ai complotti, all’opinabilità della Scienza, anzi proprio all’anti-Scienza, alla negazione dei risultati accreditati dai più autorevoli enti e istituti nazionali e internazionali, al grido di “ci raccontano balle per farci passare una cosa per un’altra e spaventarci, per poterci controllare, o per spingerci ad acquistare come rimedio i prodotti delle aziende dei loro amici e guadagnarci sopra”.

Come dire: se da un lato troviamo una schiera di creduloni che si bevono qualsiasi cosa, dall’altro ci sono manipoli di menti talmente libere da non credere più a niente, neanche alle cose vere… e che finiscono quindi, a loro volta, per diventare seguaci (se non direttamente propugnatori) delle teorie complottistiche più strampalate. In alcuni casi (quantomeno quelli più attivi e accalorati), si tratta di persone che si professano particolarmente appassionate di una data materia (“ho letto molto sull’argomento”, “è una branca della scienza che mi affascina da quando ero piccolo”), ma che nella vita hanno studiato tutt’altro e si occupano di tutt’altro… però – invece di utilizzare quella passione per seguire i risultati e le attività condotte dagli esperti, e magari mettere le proprie specifiche competenze (di informatici, grafici, periti elettrotecnici, economisti, letterati, ecc.) al servizio della pratica e della divulgazione di quella materia, come fanno i sani amatori o appassionati di questa o quella disciplina – pensano di saperne di più dei professionisti di quel campo dello scibile, e ritengono di avere le competenze per mettersi sul loro piano e “smascherarli”, a suon di teorie scientifiche “alternative” basate sulle loro personali opinioni e convinzioni (sic).

Esempio:  siccome i potenti“ci vogliono vendere le auto elettriche”, i Tg e le istituzioni sarebbero manipolati allo scopo di raccontarci la nota bufala secondo cui l’aria nelle nostre città è inquinata, quando lo sanno tutti che è linda e salubre, specie nelle metropoli poi, è noto che puoi uscire per le vie di Milano sotto la cappa delle giornate anticicloniche autunnali, miscelare una fialetta di Eucalipto a quel che volteggia nell’etere, spalancare al massimo le narici e spararti un fantastico aerosol gratuito, aiuta anche a maturare un approccio olistico e resiliente alla vita (già che c’ero ci ho messo anche un paio di termini che vanno assai di moda, prevalentemente usati a sproposito ma che importa, l’importante è infilarli nel discorso) oltre che far benissimo alle vie respiratorie, me l’ha detto un amico di un tizio che consegna i campioncini di shampoo dal parrucchiere davanti all’edicola sotto casa di mio cugino, provare per credere.

Oppure, teoria che annovera schiere di seguaci, siccome i potenti (sempre loro) vogliono guadagnare con le energie rinnovabili, gli scienziati al loro servizio (sempre loro) ci raccontano che il clima della Terra sta cambiando a causa delle emissioni da combustibili fossili e della deforestazione, quando lo sanno tutti che il clima della Terra è sempre cambiato e non è vero che è per colpa della CO2 bla bla bla… raffica di argomentazioni fai-da-te che non sfiorano neanche per sbaglio i termini quantitativi della questione (per esempio il fatto che il cambiamento in atto non ha precedenti nella storia del nostro pianeta dal punto di vista della rapidità con cui sta avvenendo, e non può quindi essere ricondotto alle naturali oscillazioni climatiche) e che partono dall’assunto di considerare inattendibili o manipolate le conclusioni raggiunte da migliaia di esponenti della comunità scientifica planetaria con decenni di studi, ricerche, verifiche e valutazioni incrociate, rigorosamente condotte secondo i crismi del metodo scientifico, andando invece a contrapporre a quei risultati una serie di chiacchiere ed elucubrazioni (tipicamente riconducibili a copia-incolla sempre dagli stessi due o tre siti di disinformazione) sul contributo di forzanti naturali che la stessa comunità scientifica di cui sopra ha ripetutamente (e quantitativamente) dimostrato giocare un ruolo assolutamente risibile rispetto a quelle umane… il tutto condito dal solito complottismo secondo cui “quelli che pagano gli scienziati” (tutti gli scienziati del mondo da quasi mezzo secolo, mica male come libro paga),  e che “manipolano l’informazione”, lo fanno per nasconderci la verità e lucrarci sopra, eccetera eccetera.

metodo galileiano VS metodo googleiano

Insomma, “quelli che comandano” ci vogliono ingannare, ma per fortuna qui sul web ci siamo noi del circolo di vattelapesca inferiore, ferventi autodidatti, liberi pensatori e oltremodo appassionati di …ologia (metteteci quello che volete al posto dei puntini, dagli astri al meteo passando per gli ami da pesca e per i francobolli antichi) a dire le cose come stanno, “mica come i professionisti che sono tutti complici e compromessi”, clicca e condividi anche tu il nostro articolo che vi svela la verità, alla faccia dei professorini e professoroni che “solo perché hanno preso un pezzo di carta” (secondo la bizzarra visione del popolo della rete, il fatto di avere una laurea o un dottorato è visto come un gesto di arroganza e supponenza degno del massimo disprezzo, se non direttamente come prova inoppugnabile di malafede e di collusione col potere, n.d.r.) “pretendono di avere la verità in tasca e di venirci a raccontare che quelle loro storie siano la mera verità scientifica!”

E poi, altro tormentone che va per la maggiore fra i laureati alla libera università di Google e Facebook (laddove i crediti formativi si maturano a colpi di click e di like), lo sanno tutti che “la verità scientifica non è immutabile, quel che si credeva cento anni fa oggi è stato superato da nuove teorie, quindi come si permettono quei presuntuosi “(gli stessi del pezzo di carta, i quali tipicamente hanno anche l’onta di svolgere quel mestiere a livello professionistico, altro elemento che merita il disprezzo dei liberi pensatori del web, sempre n.d.r.) “di affermare nero su bianco la verità”… ragionamento che ha il piccolo difetto di confondere l’eterno percorso dialettico del progresso della conoscenza scientifica, basato – da che Galilei è Galilei – su precisi criteri per poter avvalorare nuove teorie che completino o sostituiscano le precedenti, con la possibilità di far della Scienza un terreno di amene chiacchiere speculative e scambi di opinioni in libertà, come se si stesse parlando di gusti gastronomici o di preferenze di abbigliamento, confondendo la libertà di espressione e di opinione con la libertà di sparare scemenze senza alcun fondamento.

Come dire, io mi sveglio domattina e decido: primo, non è vero che il nero sta bene su tutto; secondo, il pesce va abbinato al vino rosso sempre e comunque, piantatela di propinarci a tavola il bianco; terzo, la legge di gravitazione universale è una bufala, ciò detto se cliccano in tanti ho ragione io, e non Newton, la verità della Scienza mica è immutabile, ognuno può dire la sua, e chi afferma il contrario è uno spocchioso che si mette su un piedistallo solo perché è laureato in quella materia e lavora in quell’ambito (e magari, in quanto tale, è pure pagato per dire una cosa per un’altra, ovvio).

E sapete, questi del circolo di appassionati di filatelia antica, astronomia parallela, meteorologia alternativa e ittiologia comparata, come fanno, a raccontarvi la loro libera ed esclusiva verità scientifica?

Ma è ovvio, con una bella supercazzola, funziona sempre, da quando Ugo Tognazzi la sdoganò in una memorabile serie di gag: quell’accozzaglia di termini tratti dal gergo specialistico (anche se il grande attore di cui sopra ne inseriva anche alcuni inventati, ma per rendere il tutto più credibile meglio restare su parole esistenti), e quindi dall’apparenza forbita, con cui uno può divertirsi a prendere in giro interlocutori a digiuno o quasi della materia, raccontando loro che le stromatoliti del Mesoproterozoico erano sede di processi fotochimici in cui il fango carbonatico cedeva muoni impoveriti all’Ossigeno atmosferico, esaltandone la smania di combinarsi in veste biatomica con l’elemento principe del grande cerchio organico della vita, in un amoroso atto di unione cosmica dalla gestazione ultramillenaria, spiegando così l’attuale aumento della CO2, altro che emissioni antropiche, è tutta nelle stromatoliti del Mesoproterozoico la spiegazione delle 400 parti per milioni raggiunte in questo secolo e del cambiamento climatico in atto, sono sicuro di avervi convinto, nevvero, e che in questo momento vi starete stracciando le vesti, urlando davanti allo schermo “e noi che in tutti questi anni ci eravamo bevuti le montature di quei palloni gonfiati del Comitato Intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, meno male che questo blog ci ha aperto gli occhi sul ruolo delle stromazol… strozomal… vabbè, su quelle cose lì”.

Però, siccome dalla risate di “Amici miei” sono passati più di quattro decenni, i tempi cambiano, e infatti anche la supercazzola ha avuto una sua evoluzione: adesso, nell’era del 2.0 e delle deviazioni dei flussi informativi che ne derivano (quel che Umberto Eco disse in merito è di una lucidità semplicemente suprema), le supreme energie del popolo della rete hanno partorito un livello superiore, potremmo chiamarla la madre delle supercazzole, o se preferite la principessa, la regina, l’imperatrice delle supercazzole, ma che dico, il superlativo assoluto della supercazzola.

In una parola, per gli amici, la supercazzofragilistichespiralidosa.

Ve l’avevo detto fin dall’inizio, che c’entravano i ritornelli di Mary Poppins. Compreso quello per cui basta un poco di zucchero (verbalmente parlando), a confezionare l’accozaglia terminologica di cui sopra, e la pillola – per l’appunto sotto forma di supercazzola gigante – va giù, perfettamente digerita dallo stomaco di chi vuol credere agli imbonitori virtuali (cioè dei creduloni di cui parlavamo all’inizio, quelli troppo pigri per effettuare una verifica sull’attendibilità delle fonti, i quali trovano nuove panzane da bersi senza colpo ferire, e il cerchio si chiude).

Va bene, torniamo seri. Si lo so, per quanto si possa tentare, tutti insieme, di impegnarsi nella buona divulgazione, di fronte a questo ventaglio di disinformazione – fra chi da un lato condivide bufale a tutto spiano, e chi dall’altro dirama proclami per invitare a non credere più neanche alle cose serie, diventando dispensatore di panzane a sia volta – è una lotta numericamente impari, dieci o cento contro millemila, non se ne esce, ed è un po’ deprimente, anche perché l’unica prospettiva capace di fare tabula rasa di tutto questo, un bell’asteroide di adeguate dimensioni, continua maledettamente a mancare la mira giusta dal tempo dell’estinzione dei dinosauri, che poveracci se lo meritavano probabilmente assai meno di noi.

Tranquilli però, abbiamo a disposizione una soluzione terra-terra, ops volevo dire Terra-Sole, giacché ci garantiscono gli scienziati (quelli veri, non quelli fai-da-te di facebook) che fra cinque miliardi di anni, o giù di lì, la nostra stella inghiottirà golosamente il pianeta che ha avuto la ventura di ospitare le gesta del genere umano, ammesso e non concesso che quest’ultimo nel frattempo non si sia auto-estinto, e a quel punto – vivaddio – sarà tutto finito (fa impressione dirlo ma ebbene sì, social network compresi). Insomma, la soluzione esiste: come spesso accade nella vita, basta un’adeguata dose di pazienza. Se poi, data la lunghezza dell’attesa escatologica che si prospetta, c’è anche del buon vino e dell’allegra compagnia, tutto sommato si può fare. Io, da par mio, ho appena fatto del mio meglio per far passare un po’ di tempo, sia a me che ho scritto, che a quanti fra voi abbiano avuto la gentilezza di arrivare a leggere fin qui.

Un commento

  1. Grazie di avermi fatto trascorrere cinque minuti faceti facendomi dimenticare per un attimo le negatività della vita quotidiana!

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