La bellezza della scienza (raccontata bene)

«Oggi è un bel giorno», mi sono detto. «Ho imparato qualcosa». Qualche giorno fa ero a Ferrara, invitato dall’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna. Ero lì per parlare di comunicazione nell’ambito di un’attività formativa. La giornata era il pretesto per fare un punto. A sei anni di distanza cosa abbiamo capito del sisma che ha colpito l’Emilia-Romagna?

In verità una prima parte è stata dedicata alla presentazione dei dati, del lavoro svolto, delle lezioni apprese dalla Regione, dalle attività, dalla ricostruzione. E si è parlato di come in questi anni siano stati messi a sistema – e a disposizione di tutti – piattoforme e conoscenze.

Qui, però, voglio soffermarmi sulla fortuna che ho avuto: quella di poter ascoltare geologi che parlano a geologi. I relatori sono stati bravi, sono riusciti a far capire un po’ di cose anche a me, che geologo non sono.

Ho imparato per esempio a leggere alcuni segni del paesaggio lasciati dal terremoto emiliano. E mi ha colpito come una staccionata di legno che si ergeva dritta in linea retta è stata trasformata in una specie di serpente. La trasformazione di un elemento minimo del paesaggio.

Certo, si sa, un sisma modifica ciò che è il prodotto dell’interazione dell’uomo con l’ambiente, cioè il paesaggio. Ma avevo fatto caso solo ai macro elementi. Ho capito come l’innanalzamento o l’abbassamento del suolo dovuto a un terremoto ha avuto effetti sui i corsi d’acqua. La mia immaginazione è stata colpita dal fatto che, guardandola bene, si può raccontare la pianura padana parlando di versanti.

Da appassionato di montagna quale sono, per me la parola “versante” ha sempre fatto rima con Appennini e Alpi. Non avevo mai pensato che all’utilizzo del concetto di “versante” in pianura. Piccole cose, dettagli minimi che una bella narrazione della scienza può regalare.

A proposito di narrazione, c’è un’altra considerazione da fare: che si tratti dell’Ordine dei Geologi o di Ingv, ognuno ha a disposizione un patrimonio di storie da raccontare. Questioni che agli occhi di chi conosce bene quei temi appariranno forse minimali, secondarie o perfino scontate. Ma di banale, quando ci si fa promotori di educazione e cultura, non c’è niente. Com’è accaduto a me, sono proprio quegli esempi ad avermi fatto capire (di più e meglio) il tema in oggetto.

In questo ambito si contestualizza l’intervista con il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Carlo Doglioni, con cui – oltre che di terremoti – ho parlato del futuro e dell’importanza dell’osservazione di certi fenomeni.

@lcalzolari 

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