Po, il fiume. Chi si assume le responsabilità?

Il grande fiume era parte della vita quotidiana per i paesi rivieraschi e nel contempo era la più comoda via di comunicazione quando le strade erano in terra battuta e le piogge le rendevano impraticabili. I regolamenti comunali ne garantivano l’accesso e la tutela, ogni comunità era responsabile della cura degli argini, l’acqua era il vero oro della nostra terra, da sempre considerata fra le più fertili del nostro bel Paese.

Le acque, abbondantemente pescose, scorrevano tranquille invasando lanche e anfratti, indirizzate da pennelli sapientemente costruiti e manutenuti dalla mano previdente dell’uomo.

Poi i tempi cambiarono: la pioppicoltura industriale fece sì che scomparissero le vie alzaie, che venissero colmate le lanche e spianate le dune di sabbia per avere più terreno disponibile, provocando l’innalzamento delle golene e la restrizione dell’alveo del fiume.

Nell’ultima metà del secolo scorso la vocazione delle nostre zone passò da agricola a industriale; servivano ingenti quantità di materiali litoidi per realizzare le grandi infrastrutture, per costruire, per urbanizzare enormi aree industriali e residenziali: tutto questo ha giustificato un’asportazione enorme ed abnorme di sabbia e ghiaia dal Po e dai suoi affluenti, causando danni incalcolabili all’ambiente.

Il fiume, incassato fra due ripide sponde, ormai privo di tutti quegli ostacoli naturali che un tempo si frapponevano, scorre sempre più veloce in un alveo sempre più profondo, poverissimo di sabbia e ghiaia. Questo fa sì che le acque piovane giungano rapidamente al mare, a scapito delle falde acquifere, provocando sempre più frequentemente lunghi e dannosi periodi di siccità.

Cosa dunque fare per rimediare? Sono tante le ipotesi formulate negli anni dai vari esperti.
Alcuni propongono di ricreare con opere artificiali i pennelli e le lanche di una volta, altri di bacinizzare il corso del fiume con una serie di traverse. Queste ultime consentirebbero di rimpinguare le falde, di ricostituire, tramite l’apporto di materiali litoidi anche dagli affluenti, il fondo di sabbia e ghiaia di una volta, di rimettere in sicurezza le fondazioni di ponti e manufatti, di consentire la navigazione su lunghi tratti e magari di produrre anche un po’ di energia elettrica “pulita”.

La presenza di chiuse però costituirebbe un grande ostacolo all’arrivo dei materiali al mare, provocando notevoli problematiche per le nostre coste. La creazione di bacini artificiali sui grandi affluenti consentirebbe di immagazzinare acqua da utilizzare nei periodi di grande siccità.

In un clima di tale incertezza, la sensazione che si percepisce è che nessuno voglia accollarsi la responsabilità di intervenire; il fatto che la gestione del grande fiume sia affidata a quattro Regioni e non allo Stato certamente non aiuta: si rischia che gli interessi dei singoli territori prevalgano sull’interesse comune.

Tanti danni sono già stati fatti. Forse è tempo di cercare un rimedio.

@BoniniVolmer

3 comments

  1. mi chiamo Maurizio Gobbi ho 62 anni e sono figlio di un pescatore di professione,dall’età di 7 anni ho vissuto con mio padre sul fiume pescando, fare legna durante le piene ecc. di conseguenza ho visto il mutamento del fiume in questi 55 anni .per quanto riguarda le sponde è si incassato ma in una sola sponda sull’altra enormi sabbioni il tutto causato dai pennelli che a loro volta fanno si che la velocità del fiume varia dai 5 ai 10 kmh causando l’abbasamento del letto (zona polesine p.se 5mt).
    è chiaro che le centinaia di lanche sono sparite non solo per causa dei pioppeti ma per prosciugamento delle stesse.
    il mio punto di vista è abbassare i pennelli per creare lanche,ne ho la prova qui nella mia zona,bacinizzare il corso del fiume creando cosi invasi naturali o dove fanno le cave artificiali , la velocità del ‘acqua diminuirebbe il livello di minima magra salirebbe questo a beneficio di tutto.
    per i sedimenti credo che le ultime piene(sempre più frequenti) possano fornirne lo stesso.
    premetto che non sono ne un tecnico ne un geologo e potrei sbagliarmi,ho espresso il mio parere in base alla mia vita passata sul fiume in prima persona.
    saluti e grazie.

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