Burnout linguistico

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Un post provocatorio, volutamente.

 

 

 

L’utilizzo di termini stranieri, che come burnout sono prelevati quasi interamente dalla lingua inglese, ha contaminato fortemente il gergo in uso nel mondo del soccorso: senza escludere nessuna specialità, si è affermata una lingua parassita, un gergo se preferite, incastonata di parole delle quali viene ignorato il significato (dando luogo a situazioni al limite del surreale e a qualche problema di comunicazione). Una lingua parassitaria (1), che si appoggia su una lingua esistente, e sulla quale viene innestato un nuovo lessico, attraverso dei processi che un linguista definirebbe di rilessificazione e risemantizzazione.

La provocazione numero uno che voglio offrirvi, riguarda lo strumento di comunicazione “lingua”: utilizzare un linguaggio intelligibile rispetto ai propri interlocutori è una priorità. In emergenza, è vitale. Perché allenare la nostra capacità di utilizzare lo strumento lingua non viene mai considerato nella schiera di attività di preparazione alle emergenze?

Fate attenzione a ciò che viene detto, alle parole e alle espressioni che vengono utilizzate: ne conoscete il significato? Siete sicuri di intendere lo stesso significato in una conversazione con una persona esterna alla vostra cerchia professionale o di volontariato? Nel caso doveste trovarvi a lavorare insieme, in un contesto di emergenza, sareste in grado di capire e farvi capire?

Gergo come sistema di protezione, un modo di isolare un gruppo di persone dal resto del mondo: un fenomeno che inizia a fiorire con le “lingue astute” nel Tardo Medioevo tra le fila di vagabondi, briganti e imbroglioni, e che nel mondo della Protezione Civile è un pericolo. Sappiamo che la Protezione Civile è un sistema, composto da numerosi attori differenti, che ha il compito di affrontare le emergenze con un approccio olistico confidando sulle risorse e le capacità dei propri componenti.

L’abitudine ad utilizzare termini stranieri, storpiandone (con mio grave scorno) significato e pronuncia, rende difficile essere compresi. Non adeguare il proprio linguaggio alle persone con le quali state parlando, non ha l’effetto di rendere più importante chi parla: lo rende ridicolo.  E non permette di instaurare una relazione umana, propriamente detta, con chi ascolta. Questi episodi rappresentano, secondo me, un burnout di tipo linguistico, ovvero una situazione di stress, di imbarazzo, che può essere affrontata curando il proprio linguaggio e avendo cura delle persone con le quali entriamo in contatto.

Prima di congedarvi, vi regalo un compito per le vacanze di Natale: management

Come lo pronunci? Hai idea di cosa significhi?

I will gladly answer all of your comments. Take care!

 

  1. Cohen, M., 1919, Note sur l’argot, Bulletin de la Société de Linguistique de Paris, XXI, pp. 132-147.

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