Improvvisazione. Pianificazione. Rispondere alle emergenze.

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Per avere successo, non è sufficiente prevedere, dobbiamo anche imparare a improvvisare – Isaac Asimov

Prendo spunto dal commento che Iria ha scritto nel post Intelligibile per affrontare il tema della pianificazione.

Il Metodo Augustus costituisce la cornice di riferimento per il funzionamento del Sistema di Protezione Civile: le parole contano, in questo caso hanno un grande valore strategico ai fini della comunicazione.

In altre parole, disponiamo di un metodo che permette ad un sistema di funzionare.  Oppure, potremmo pensare al procedimento seguito da diversi elementi, reciprocamente interconnessi e interagenti tra loro, che seguono un piano prestabilito per raggiungere un obiettivo.

A questo punto, mi sorgono spontanee alcune domande: a qualcuno sono chiari gli obiettivi della comunicazione del rischio e della comunicazione in emergenza? Chi sono gli interlocutori? Le azioni che vengono svolte in ambito comunicativo rispecchiano gli obiettivi?

Il delicato bilanciamento tra preparazione e improvvisazione è lo snodo cruciale per la gestione delle crisi. Prendo in prestito dalla biologia il concetto di simbiosi mutualistica per descrivere la relazione mutualmente benefica tra preparazione e improvvisazione: entrambe le parti ottengono beneficio dalla relazione.

Un’improvvisazione di successo, richiede un’ottima preparazione. Una preparazione di successo, costruita secondo i principi di semplicità e flessibilità del Metodo Augustus, richiede la capacità di adattarsi ed eventualmente improvvisare in base alla situazione.

Teresa Amabile, professore e direttore della ricerca presso la Harvard Business School, è uno dei massimi esperti di organizzazione al mondo: nel corso delle sue ricerche, ha studiato  il ruolo dell’improvvisazione in situazioni di crisi: la scarsità di tempo a disposizione, richiede all’improvvisatore di essere esperto e competente, ovvero preparato.

Improvvisare è un’arte, ma come ogni altra forma di espressione artistica, richiede studio e preparazione per essere efficace.

Vi lascio con tre doni per il weekend: due riflessioni e una domanda.

Nel settore delle emergenze, il concetto di improvvisazione viene spesso inteso con una connotazione negativa. Rappresenta concetti che possiamo esprimere come fare le cose in qualche modo, non avere cura, non essere in grado di svolgere una determinata attività, oppure come un sinonimo di superficialità. 

jazz improvvisazione Io credo che improvvisazione sia una competenza da coltivare e accrescere.

La parola improvvisazione deve suscitare immagini molto diverse: se pensiamo ad un gruppo di musicisti jazz, sono in grado di regalarci uno spettacolo emozionante grazie alla loro profonda conoscenza della musica, del ritmo e del proprio strumento. Una conoscenza profonda, costruita nel tempo, con cura e preparazione. 

Siamo in grado di gestire le emergenze, e la comunicazione in emergenza, allo stesso livello di un gruppo di musicisti jazz che si esibisce? 

 

Per iniziare ad approfondire l’argomento, vi suggerisco il paper pubblicato da Colin M. Fisher e Teresa Amabile, disponibile su Academia.edu.

Un commento

  1. Una soluzione per evitare “catastrofi a scelta” nella comunicazione di emergenza potrebbe essere la programmazione di robot con le 3 leggi di I. Asimov. Forse, però, ai robottini comunicatori mancherebbe la creatività necessaria all’improvvisazione e all’adattamento, anche se – con i progressi dell’AI- presto si arriverà a botjazz sessions scatenate.
    In Italia l’improvvisazione, nel senso creativo del termine, è una dote molto presente: ci aiuta a sopperire alle carenze organizzative. Avendo vissuto a lungo in paesi anglosassoni noto la differenza.
    Come sfruttare questo “talento nazionale” al massimo? Più formazione? Più organizzazione?
    Grazie e buon lavoro!

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