Cara #allertameteoTOS, c’eravamo tanto amati ma…

***SPOILER: nell’articolo non troverete le risposte che cercate***

Sono alcuni giorni (ok, già un paio di settimane) che sto lavorando a questo articolo: una analisi (o forse più una riflessione personale) sull’uso attuale dell’hashtag #allertameteo con la geolocalizzazione (per esempio #allertameteoTOS, #allertameteoER…) da parte degli account Twitter della pubblica amministrazione e nello specifico di una selezione di circa dieci account di Comuni (di piccole e grandi dimensioni) e Province toscane.
Come riferimento avevo preso i tweet che questi account hanno pubblicato in occasione di due eventi: l’allerta meteo arancione per ghiaccio emessa sabato 3 febbraio valida su tutta la regione, quest’allerta è stata una evoluzione di una allerta gialla per neve ed essendo stata diffusa di sabato era utile per avere un riscontro sull’attività degli account nel weekend e se si attivano in caso di emergenza; e l’allerta del 10 dicembre 2017 (valida anche per tutta la giornata di lunedì 11) arancione e rossa per l’Alta Toscana per vento forte e rischio idraulico-idrogeologico che ha portato alla chiusura preventiva di molte scuole.

Ne stava uscendo un articolo dai toni un po’ polemici e, soprattutto, una fotografia disarmante con account poco attivi, privi dell’hashtag (anche realtà di grandi dimensioni e molto attivi), nonostante l’impegno e l’attenzione sempre maggiore che c’è su questi temi a livello istituzionale (dal progetto dell’Emilia Romagna #allertameteoER al tavolo di lavoro sulla comunicazione in emergenza dell’associazione PAsocial che coinvolge tantissimi comunicatori della PA…).

Poi fortunatamente è arrivata la nevicata del primo marzo che mi ha spinto a rivedere la bozza di questo articolo e ripartire.

Facciamo quindi un passo indietro e ricominciamo da alcune domande: qual è il modo migliore per informare i cittadini di una allerta meteo? Quali sono i canali migliori? I social network? L’sms? Il sito web? O il passaparola? L’unica cosa certa è che la pubblica amministrazione e la protezione civile per informare i cittadini dovrà necessariamente intercettarli in quei luoghi (reali o virtuali) che abitano e vivono quotidianamente.

Nello specifico, per quanto riguarda i social network, da un lato abbiamo Facebook che ha un tasso di penetrazione nella popolazione e un numero di utenti attivi molto elevato (circa il 60% degli utenti è attivo su Facebook, fonte WeAreSocial), dall’altra c’è Twitter che per le sue caratteristiche di velocità, immediatezza ha una vera e propria vocazione per le “emergenze” ed entrambi possono essere strumenti efficaci da utilizzare e testare per la comunicazione relativa alle allerte meteo.

Gli enti pubblici utilizzano i social network per informare sulle allerte meteo? Ci sono degli elementi in comune (immagini, hashtag, linguaggio) nella costruzione dei messaggi? Ci sono pratiche comuni e condivise? Nello specifico, gli hashtag con la localizzazione come #allertameteoTOS, sono tutt’ora utilizzati e entrati nell’uso comune? Oppure sono ancora hashtag tecnici, per addetti ai lavori di “protezione civile”? A questo punto quanto può essere utile avere delle linee guida condivise a livello nazionale che chiariscono proprio tutti questi aspetti?

L’ultima settimana di febbraio la neve è arrivata e ha paralizzato prima Roma (#neveaRoma) poi Napoli (#neveaNapoli) e infine, dopo che è stata annunciata più volte e confermata dal bollettino del 28 febbraio, giovedì primo marzo è caduta anche a Firenze e su tutta la Toscana. La domanda però che mi sono fatta è stata: su Twitter come si sono mossi gli account della PA?

Ecco alcuni esempi di tweet pubblicati tra il 28 febbraio e il 1 marzo da account di PA toscane:

Ma anche…

Purtroppo passata la fase più critica…

E #allertameteotos?

Un promemoria non fa mai male…

Sulla scia di #neveaRoma, ecco #neveaPrato. Ma quanto è efficace utilizzare questo tipo di hashtag per diffondere informazioni di servizio?

E c’è ancora chi ha l’account Twitter collegato a Facebook:

Insomma, un panorama molto eterogeneo non solo per la scelta degli hashtag, ma anche di grammatica e costruzione del messaggio (o di strategia comunicativa vera e propria), oltre che per la scelta dell’immagine inserita. Inizialmente con questo articolo avrei voluto provare a dare delle risposte, ma forse sono più le domande. Secondo voi potrebbero essere utili delle linee guida condivise o addirittura una vera e propria check-list con i passaggi per la composizione del tweet? Quale potrebbe essere il modo migliore per rilanciare questi hashtag? E poi, perchè riusciamo a tenere alta l’attenzione per questo tipo di allerte, ma per una allerta gialla per pioggia o per vento (ma anche per la prevenzione o qualsiasi altro evento critico che vi può venire in mente) la qualità dei tweet è molto diversa se non inferiore?

Ditemi cosa ne pensate nei commenti!

Chiara Bianchini

4 comments

  1. Chiara una bella analisi post evento, che ha ridestato in me un vago ricordo di una proposta di grammatica condivisa sull’uso degli #hashtag in emergenza (autore: Luca Zanelli aka CapitanAchab). Anche Emergenza24 ha delle regole editoriali chiare sul formato dei tweet per i suoi redattori. Chiamiamola check list, chiamiamola grammatica, chiamiamole norme editoriali , ma hai ragione tu, c’è bisogno di uniformità per rilanciare i tweet, rafforzandone i messaggi ed evitare di disperdere in mille rivoli di # fantasiosi il lavoro di chi comunica l’emergenza nella PA. Una bella formazione in merito (condiviso con il Dipartimento di ProCiv) sarebbe auspicabile.
    Grazie. Buon lavoro.

    1. Certo, le diverse e più attive realtà si sono dotate di regole proprie, ma tutti gli altri? Non possiamo basarci solo sulla buona volontà e disponibilità delle persone soprattutto su un tema così complesso.

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