Il ruolo del giornalista nelle esercitazioni di protezione civile, intralcio o risorsa?

Le esercitazioni di protezione civile sono un momento fondamentale della fase di preparazione e prevenzione perché permettono di verificare l’attualità dei piani di protezione civile e le procedure previste per intervenire in caso di criticità valide sia per gli enti competenti che per il volontariato. In base all’evento previsto si dovranno mettere in pratica le misure definite sia a livello sanitario, che quelle per la gestione delle telecomunicazioni, le risorse o la viabilità e testare tutti i compiti delle diverse funzioni così come definito nel piano di protezione civile dell’ente.

Quante volte durante queste esercitazioni viene testata la funzione comunicazione e informazione? Quante volte nello scenario c’è una persona che rappresenta l’ufficio stampa dell’ente o si occupa di gestire i rapporti con i mass media (in questo caso rappresentati da figuranti) e cura, per esempio, l’aggiornamento dei canali di comunicazione dell’ente, come sito web, app, social network e invia un comunicato stampa, anche se si tratta solo di una esercitazione?

Eva Nuti sullo scenario dell’esercitazione

Mi sono confrontata su questo tema con Eva Nuti, giornalista, esperta di comunicazione digitale, con all’attivo una collaborazione con la protezione civile e la Provincia di Lucca. Eva, tra il 26 e il 27 gennaio scorso, ha partecipato ad una esercitazione di protezione civile che simulava un incidente all’interno della galleria ferroviaria del Lupacino nel comune di Piazza al Serchio in Garfagnana, sulla tratta Lucca-Aulla e, in occasione di questa esercitazione, è stata testata la funzione stampa proprio da parte di Eva che mi ha raccontato quello che è emerso e come ha percepito questa iniziativa (e mi ha confessato come fosse stata libera di muoversi per lo scenario xD):

“In una situazione caotica, come può essere quella dettata da una emergenza, se la funzione stampa non è definita (sia come procedure sia proprio fisicamente) il giornalista può trasformarsi in un intralcio o in un vero e proprio disturbatore. Questo perché, dalla parte dell’ente pubblico non è riconosciuto il ruolo e le attività da svolgere, dalla parte del giornalista sono richieste competenze verticali, non più solo di comunicazione, ma su come funziona il sistema di protezione civile e di conoscenza del territorio che non tutti hanno. A questo scenario si aggiunge il fatto che oggi prevale una comunicazione orizzontale dove tutti hanno la possibilità di produrre contenuti grazie ai social network e agli smartphone. I social network, infatti, hanno creato una livellazione nella gerarchia delle fonti, sviluppando confusione e favorendo il fenomeno delle fake news. Così, in questo unico flusso di notizie che consultiamo sui social, rischiamo di prendere per false informazioni che in emergenza possono essere cruciali.

Testare la funzione stampa serve per creare una procedura standardizzata al pari delle altre funzioni, in modo tale da definire il flusso comunicativo, i compiti, i mezzi e le persone che dovranno occuparsene. Durante una emergenza, infatti, il giornalismo deve lasciare spazio alla comunicazione, perché l’esigenza primaria è la sicurezza del cittadino che viene garantita grazie ad una corretta informazione. In emergenza non sono importanti solo le procedure, ma soprattutto le persone. Per questo credo sia importante parlarsi di più, conoscere le persone che fanno parte del sistema, i compiti e le loro responsabilità, in modo tale da sapere sempre a chi rivolgersi in base all’esigenza che si presenta.

Dopo l’esperienza sul campo, sono due le cose su cui dobbiamo concentrarci:

  1. COMPETENZE VERTICALI: in questo settore servono competenze verticali, bisogna essere preparati sulle tipologie di emergenze, sul sistema di protezione civile, perché la comunicazione deve essere funzionale per tutti i tipi di rischi e specifica per le caratteristiche del territorio dove si verifica l’evento.
  2. RUOLO DEL GIORNALISTA: trasformare la figura del giornalista in elemento di aiuto e non più un intralcio o disturbatore. Serve un cambiamento culturale, non devo tenere a bada il giornalista, ma devo far sì che questo vada in aiuto all’ente pubblico per aiutarlo nella diffusione delle informazioni ai cittadini in caso di emergenza. Questo non vuol dire limitare il diritto di cronaca o impedirgli di svolgere il suo lavoro, ma permettergli di offrire un servizio pubblico ai cittadini e di lottare insieme contro la diffusione delle fake news. Tutto questo è possibile lavorando in tempo di pace, creando relazioni di fiducia con la e verificando le attività di comunicazione grazie alle esercitazioni.”

Ringraziando Eva per la disponibilità e il contributo, rivolgo la domanda a voi: avete procedure di comunicazione per le emergenze? Avete mai testato durante una esercitazione questa funzione?

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